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Abbazia di valvisciolo
L’abbazia è avvolta in una leggenda medievale, secondo la quale nel 1314, quando venne bruciato vivo l’ultimo gran maestro templare, Jacques de Molay, gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l’architrave del portale principale dell’abbazia, si può notare una crepa che sembra testimoniare l’evento. Alcuni indizi della presenza templare sono rappresentati da croci, come quella presente nel pavimento della chiesa, nel soffitto del chiostro e, soprattutto, quella scolpita sulla parte sinistra del rosone centrale, scoperta durante i lavori di restauro all’inizio del secolo.
Recentemente, sul lato occidentale del chiostro, la rimozione di un muro ha rivelato incisioni sullo stucco originale: le cinque famose parole del palindromo magico “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”, disposte in anelli circolari concentrici formati da venti-cinque lettere, creando un disegno simile a un bersaglio.
Nel 1411, l’abbazia fu ceduta in commenda a Paolo Caetani, e nel 1523 fu ridotta da papa Clemente VII a priorato semplice. Nel 1529, divenne un priorato secolare. Tra il 1600 e il 1605, fu abitata dai Cistercensi della congregazione dei foglianti, seguiti dai Minimi di San Francesco di Paola fino al 1619.
Successivamente, i foglianti tornarono ad abitarla fino alla soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte. Papa Pio IX visitò l’abbazia due volte, nel 1863 e nel 1865, e fu grazie a lui che l’abbazia divenne un priorato conventuale dipendente dalla congregazione di Casamari. Nel 1888, il priore Bartolomeo M. Daini riscattò il complesso monastico all’asta dal comune di Sermoneta. Oggi, l’abbazia è ancora abitata dai monaci cistercensi della congregazione di Casamari. Nel marzo 2014, si è celebrato il 150º anniversario del ritorno dei monaci a Sermoneta e Valvisciolo, desiderato da papa Pio IX.
L’interno della chiesa, con le sue tre navate suddivise da pilastri e colonne, presenta pareti prive di affreschi, seguendo i principi del “memento mori” cistercense, che evitava gli ornamenti architettonici poiché per loro la spiritualità era più importante della materialità. Alla fine della navata sinistra si trova la cappella di San Lorenzo, affrescata nel 1586-1589 dal pittore Niccolò Circignani, noto come il Pomarancio, su commissione del cardinale Enrico Caetani e del duca Onorato IV. Questo ciclo di affreschi fu realizzato in occasione della visita di Papa Sisto V al ducato Caetani.
